Outlook invernale 2018/2019 seconda parte.

Abbiamo accennato alla presenza di un evento stratosferico estremo, il quale si è concluso con un major warming di tipo split contrariamente a quanto avevamo ipotizzato.

Tuttavia, nonostante il risultato previsionale sia stato medio basso, la particolare evoluzione di questo evento non ha impedito , eccezione fatta per la colata artica i primissimi giorni di gennaio, il realizzarsi quella evoluzione suggerita dal quadro teleconnettivo con un anticiclone delle Azzorre molto a ridosso dell’Europa occidentale.

Lo scenario è destinato a cambiare in maniera anche profonda.

Da un lato abbiamo un quadro teleconnettivo che sta lentamente cambiando, dall’altro abbiamo gli effetti del major warming che fremono per dire la propria in troposfera.

Tale segnale è ben visibile anche nelle uscite modellistiche, le quali propongono l’allontanamento dei vari lobi del vpt, lasciando margine all’anticiclone delle Azzorre di eregersi quel tanti per meridianizzare il getto sull’Europa occidentale. Le perturbazioni atlantiche troverebbero lungo la strada, un deciso alleato dato dal flusso continentale in discesa da nord est, causato dal potente hp polare figlio delle pulsazioni dell’mmw.

Ci sarebbero discrete possibilità affinché torni la neve al centro nord e su Alpi e Appennini, anche a quote basse se si realizzasse tale scenario.

A orecchie dritte e in campana, spesso questi scenari si concludono con irruzioni di aria artico-continentale e a vedere il modello, potrebbe essere questione non di poco conto.

Concludiamo con l’immagine del modello ecmwf rimandando, la proiezione di febbraio, ad un terzo appuntamento data la complessità evolutiva.


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