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ll Niño è un fenomeno climatico periodico che si verifica nell’Oceano Pacifico centrale nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni, e consiste in un anomalo riscaldamento delle acque dell’oceano Pacifico centro orientale. Data la notevole estensione del fenomeno, esso è in grado soprattutto se particolarmente intenso di condizionare il clima di tutto il pianeta, con particolare riferimento alle aree che si affacciano sul Pacifico. Il nome deriva dal fatto che sia gli episodi più intensi, ogni circa 5 anni, quanto quelli meno rilevanti che si presentano anche annualmente si sviluppano intorno al periodo natalizio. Le conseguenze climatiche che porta in base anche al grado di anomalia vanno dalla siccità più o meno intensa in australia ad abbondanti piogge su Ecuador e Perù. El Niño può rallentare o addirittura invertire il flusso umido degli Alisei che normalmente scorre dalle coste di Panama verso le Isole dell’Indonesia. Questo comporta forte siccità per l’Indonesia e per l’Australia. Viceversa, su zone normalmente poco piovose, aride come le coste di Ecuador, Perù e Cile aumenta la quantità di pioggia con fenomeni talora estremi. L’anomalo riscaldamento delle acque del Pacifico rallenta infatti la corrente marina di Humbold, un flusso freddo che dalle acque dell’Antartico si muove verso Nord, fino all’Ecuador. Si è in presenza di El Niño quando la superficie della parte centro-orientale dell’Oceano pacifico registra un’incremento termico di almeno   0,5 °C per un periodo di tempo non inferiore ai 5 mesi. L’intensità massima di oscillazione di temperatura in genere raggiunta è dell’ordine di 3-4 gradi. El Niño s’instaura a causa del surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche del Pacifico orientale, che modificano la circolazione equatoriale dei venti e con essa la distribuzione delle precipitazioni, regolando l’alternanza di periodi di siccità e di maggiore piovosità lungo tutto il Pacifico Equatoriale. Altro aspetto fondamentale che caratterizza gli effetto del Niño sull’ecosistema oceanico, è la variazione dell’apporto nutritivo di cibo che il fenomeno causa nell’Oceano Pacifico. La corrente calda che il Niño trasporta verso Est è infatti povera di elementi nutritivi finendo per sostituire interamente la corrente fredda di Humboldt che attraverso la risalita delle acque profonde favorisce il trasferimento dalle profondità oceaniche del plancton, il quale assicura cibo a grandi quantità di pesce. Se tale situazione si protrae per lunghi periodi, l’equilibrio faunistico marino ne risulta stravolto finendo per ripercuotersi pesantemente sull’economia delle popolazioni sudamericane di Ecuador, Perù e Cile, in cui la pesca ha ancora un ruolo cruciale. Le cause del Niño sono provocate dalla presenza di 2 tipi di onde nella circolazione atmosferica, ( onde di kelvin e onde di Rossby), che sono dirette in senso opposto le une rispetto alle altre. Le onde di Kelvin, più veloci, sono dirette verso est; le onde di Rossby sono, invece, più lente e dirette verso ovest. Ciò genera nel Pacifico un accumulo di acqua sulle coste sudamericane, che risulta in un sollevamento del livello dell’acqua di quasi 1 m. Quando, a fine dicembre, i venti diretti da est ad ovest (gli alisei) si indeboliscono o addirittura si invertono, se si assiste anche alla Southern Oscillation, ossia ad una variazione della pressione atmosferica tra l’Australia e il Pacifico, l’energia accumulata sulle coste orientali del Pacifico viene rilasciata verso ovest. Ciò provoca, quindi, forti piogge e un abbassamento delle temperature sulle coste sudamericane del Pacifico e siccità e un innalzamento delle temperature sulle coste occidentali del Pacifico (Indonesia, Asia sud-orientale). Dall’analisi delle velocità delle onde di Kelvin e di Rossby, si calcola il tempo impiegato per ristabilire la situazione normale, che è pari circa a 12-18 mesi.

 

 

 

 

Categorie: didattica

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