Ottobre 2018. Oggi vogliamo raccontarvi una di quelle storie a tinte forti. Anzi no, a tinte bianche. Stazione di ricerca Bellingshausen. Antartide, la fine del mondo verso il basso del pianeta. Un ricercatore russo è impegnato nella lettura di un giallo nel continente bianco. Il tempo scorre poco quando il gelo non passa mai. Quel gelo Sergey Savitsky lo frequenta e sopporta da 6 mesi, fianco a fianco con la sua nuova squadra e con Oleg Belozugov, un appassionato di letture thriller quasi quanto lui. Il tempo scorre veloce quando ti avvicini alla risoluzione di un caso. Ci siamo passati in tanti. Sergey Savitsky deve sentirlo accelerare, perchè intravede la fine del giallo rivelarsi pagina dopo pagina e lampeggiare tra le parole e i colpi di scena. Un finale atteso come quel sole la fuori che sale e non scalda mai. Il vento soffia nel continente bianco e il finale a sorpresa di Sergey Savitsky si tinge di rosso. Oleg Belozugov gli ha rivelato la soluzione del caso e lui gli ha conficcato un coltello nel cuore. Spoiler nefasto e titoli di coda dalle tonalità noir. Ma torniamo pure all’inizio del romanzo e vediamo di capirci qualcosa. Vietato anticipare il finale. Antartide, Ottobre 2018: Il ricercatore russo Sergey Savitsky sta per passare alla storia penale come il primo uomo tratto in arresto nell’ottavo continente. Accusa: omicidio. La dinamica dell’accaduto, cosi come ce la riferisce il Sun, calza i contorni a doppia riga del surreale e del grottesco. Stanco dei dispetti del suo collega, il ricercatore Oleg Belozugov, Sergey decide di farsi giustizia in solitaria. Rimedia un coltello dalla cucina della stazione di ricerca antartica Bellingshausen e centra al petto il collega, gli sfiora il cuore e rischia di ammazzarlo li, sul colpo, quindi si consegna senza opporre resistenza alla direzione della base. Viene tratto in arresto e rispedito ai domiciliari nella sua residenza di San Pietroburgo. Dovrà rispondere di tentato omicidio. La vita nel continente bianco scossa dalla cronaca nera. Oleg Belozugov, trasportato d’urgenza in un centro ospedaliero sull’isola di King George, da qualche parte nel polo sud del pianeta. Se la caverà. Il luogo del misfatto, una base permanente russa localizzata nella penisola Filder, nelle Shetland meridionali, uno di quei posti che fatichi a centrare con il dito sul mappamondo. Provate e fateci sapere. Non ci è dato di conoscere il titolo del Giallo consumato nella quiete sottozero da Sergey Savitsky, ma possiamo forse immaginarci le quattordici strutture che compongono il camping e riprodurre a mente il fischio glaciale di mari e venti in rotta di collisione con la battigia. E possiamo assistere all’esplosione di rabbia e frustrazione di un uomo oltre la fine calpestabile dei sette continenti. Antartide. Dove il sole illumina il bianco che non finisce mai. Se vi capitasse tra le mani il giallo di Sergey, state pure lontano dai coltelli da cucina della base antartica. Nuoce gravemente alla salute e ai batticuori. Al prossimo capitolo.

2 commenti

Ippolita di lecce · 4 Novembre 2018 alle 14:50

Intrigante!!!!!!

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